Ci sono numeri che non possono essere liquidati come semplici statistiche. Dietro ogni cifra c’è una persona, una famiglia distrutta, una vita spezzata mentre si stava svolgendo il proprio lavoro.
Le ultime rilevazioni dell’INAIL restituiscono un quadro allarmante: nei primi nove mesi del 2026 sono state 589 le denunce di infortunio mortale avvenuto in occasione di lavoro, 19 in più rispetto alle 570 dello stesso periodo del 2025.
Una media superiore a tre morti al giorno. E il mese di settembre ha fatto registrare un dato particolarmente drammatico: 91 denunce di infortuni mortali in appena trenta giorni.
Ma mentre i dati nazionali raccontano un’emergenza che attraversa tutto il Paese, nel Salento si consuma l’ennesima tragedia.
L’ultima vittima salentina è Bashkim Rushani, titolare di un’impresa edile, residente a Casarano. Al 30 settembre, le vittime registrate nella provincia erano già otto. La morte di Casarano porta dunque il conto a nove. Tra le regioni, la Lombardia registra 12 casi in più rispetto al 2025, la Sicilia 10 in più, Lazio e Piemonte 6 ciascuno, la Campania 5 e la Calabria 4. La Puglia registra invece una diminuzione di quattro denunce rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. C’è un dato che merita di essere ricordato: i 589 decessi riguardano le denunce di infortuni mortali avvenuti durante l’attività lavorativa, al netto degli studenti. Non comprendono quindi i decessi in itinere, cioè quelli avvenuti nel tragitto casa-lavoro, che l’INAIL conteggia separatamente. Dal Nord al Sud, dai grandi cantieri alle piccole imprese, dalle fabbriche alle abitazioni private, il lavoro continua a trasformarsi troppo spesso in un luogo di pericolo.





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