Cosa Resta, Lecce – Udinese

Dopo il primo tempo sembrava la solita partita stregata, poi la magia di un cerchio che si chiude e di una ruota che torna a girare dalla parte giusta. Ecco cosa resta di Lecce – Udinese.

11 leoni

Dopo 1 minuto di recupero l’arbitro Marchetti fischia la fine del primo tempo. Il Lecce è stato aggressivo ma poco incisivo, tant’è che le occasioni migliori ce le ha avute l’Udinese su due sporadiche uscite. Lo stadio è gremito, la curva non smette un attimo di cantare, la gente accompagna la squadra verso un risultato fondamentale come non mai. Nessun mugugno, solo unità d’intenti verso l’obiettivo. E allora all’intervallo la richiesta è una ed una sola: 11 leoni. A gran voce, di pancia, decisi ma anche fiduciosi, i tifosi chiedono un secondo tempo di lotta su ogni pallone, di maglie fradice, di risultato strappato con i denti. E, come per magia, stavolta tutto fila liscio: i ragazzi eseguono tirando fuori una ripresa di lotta e di governo finanche nei 7 minuti di recupero. Su ogni palla, contrasto o azione: 11 Leoni.

La tifoseria del Lecce


Salento 12


No, non è una marchetta. Più che altro è una constatazione. La presa di coscienza che una terra, la sua gente, uno stadio, possono fare la differenza nel concreto, possono scendere davvero fianco a fianco con la squadra, possono e sono fisicamente il 12esimo uomo in campo. Lo disse pure Corini qualche anno fa in occasione della sfida col suo Brescia ( “il gol di Tabanelli l’ha fatto il Via del Mare“). Ecco, il rigore di Strefezza ieri l’hanno segnato in 23 mila. Ventitre mila fiati sospesi che hanno soffiato su quel pallone, spiazzato Silvestri ed appoggiato in rete un gol sospirato da tempo. Quel gol chiesto ironicamente a Corvino qualche domenica fa, che in realtà si è stati in grado di realizzare da soli. Anzi no, tutti insieme, come un 12esimo giocatore in campo. Salento 12.


La ruota della fortuna


Il rapporto con la porta in questi 2 mesi è stato complicato. Con quella avversaria, spesso troppo lontana anche solo per scalfirla, ma anche con la propria, trafitta da autogol e grandi giocate. Però ultimamente il vento era cambiato, gli oltre 30 tiri con la Samp, la lotta con i mulini a vento contro Napoli, il palo di Banda a Milano. Bastava solo che quel fondamentale pizzico di lato B tornasse a baciare questa squadra per tenere quell’altra B un po’ più lontana. E ieri lo ha fatto, nei piedi e nei guantoni di Falcone, nel rigore finalmente concesso al Var, nei 7 minuti di recupero di palloni scaraventati via senza alcun pericolo.

Perché se la fortuna aiuta gli audaci, nulla è più audace delle squadra più giovane della serie A.

Ed era assolutamente tempo che li aiutasse , soffiando un po’ di vento favorevole per rimettersi in marcia.

Anche contando sulla ruota della fortuna.

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