Cosa Resta, Lecce-Parma

Un copione troppo bello per essere da Lecce, un suicidio bello e buona in una Caporetto che lascia, oltre al danno, una bella beffa.

In fondo non è una novità. Rovinarsi con le proprie mani è uno sport che al Lecce riesce sempre fin troppo bene. Ma stavolta è davvero un capolavoro di autosabotaggio.

Questo, e qualcos’altro, restano di Lecce-Parma.

Troppo bello per essere vero

Domenica, bel tempo, tramontana sferzante ma tipica, gol di Nikola Stulic dopo meno di 1 minuto.

Che noia, che copione scontato e piatto.

Poi oltre 60 minuti di dominio assoluto, senza concedere nulla e, anzi, lasciandosi andare a giocate al limite dell’area a giocate e a qualcuno in curva fanno urlare “è arrivato u Real Madrid”.

Ma poi lui, l’ineluttabile episodio plot twist che a questa squadra piace tanto: un’espulsione dal nulla, un cambio scellerato, l’uno-due avversario ed una sconfitta epocale da consegnare alla storia.

Perché a noi piace così.

Perché, altrimenti, sarebbe fin troppo bello per essere vero.

Suicidio altruistico

Cosa spinge una squadra a crollare così dopo aver dominato per oltre un’ora?

La paura di volare troppo altro, di bruciarsi le ali come Icaro avvicinandosi troppo ad una salvezza più tranquilla?

Probabilmente altro, una strana pulsione a complicare maledettamente tutto, a rinunciare a ciò che sarebbe apparentemente ottenuto pur di restare umili.

Stavolta anche Difra ci ha messo il suo, con un cambio che Durkheim avrebbe definito sacrificale per il bene della collettività.

Un Harakiri di gruppo, un suicidio altruistico.

Il danno e la beffa

Che fosse un gennaio arduo lo aveva già scritto il calendario.

Che il Lecce avrebbe trovato il modo per complicarlo ulteriormente era scritto negli astri.

Perché con una doppia sfida a San Siro in 3 giorni in vista le cose erano già complicate.

Ma con un doppio rosso, a Banda e Gaspar, più un giallo a Ramandani diffidato e chissà quali altre sciagure ancora lo sarà molto di più.

Perché la Caporetto di Lecce-Parma non lascia solo 3 punti ai ducali, ma molto di più.

Perché unisce il danno e la beffa.

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