Dopo la sbornia per il pari di Torino, la partita con la Roma riporta ad una realtà fatta di difficoltà, limiti e sacrifici. Questo, e qualcos’altro, restano di Lecce-Roma.
Back (R)home
Il pari con la Juventus aveva autorizzato, nei più ottimisti, fantasiosi voli pindarici.
La partita con la Roma riporta tutti a casa, nei solidi connotati della realtà.
Un Lecce ben organizzato, che ha sofferto perfino meno che a Torino, ma con la solita atavica incapacità di andare oltre una buona uscita palla, rendendosi davvero pericoloso.
Uno 0-2 netto, impetuoso, e senza appello.
Zero azioni davvero degne di nota, se non una chance nettissima, anche troppo, sprecata da Pierotti ad avvio di ripresa.
Niente di non già ampiamente prima visto in stagione.
Insomma, un amaro, amarissimo Back (R)home

Like a bomber
Se cambiano l’ordine degli addendi il risultato non cambia, vuol dire che al di là della mera somma delle qualità dei singoli non si riesce ad andare.
Tridente titolare bocciato interamente dopo 60 minuti, sostituto da un nuovo tridente in grado di fare poco e nulla più del primo.
Ribadiamo, la sensazione, a volte, è che non sia nemmeno una questione di interpreti.
Difra ha scandagliato in lungo e in largo il parco offensivo di questa rosa, dando praticamente a tutti le stesse chance di giocarsi le proprie carte, sia da subentrante che dall’inizio.
Guardare ai numeri dei singoli è ancora più impietoso, soprattutto se l’occasione migliore del match capita sui piedi di un esterno che non segna da un anno e che in questa stagione non ha ancora prodotto nemmeno un bonus.
Serve, come il pane, qualcuno di diverso, che possa dare esempio dell’istinto di chi sottoporta fiuta il gol ad ogni occasione.
Someone like a bomber.
Giro di boa
La partita con la Roma segna l’ideale Giro di Boa della stagione.
Nel girone d’andata (a cui manca solo il recupero contro l’Inter) il Lecce ha conquistato 17 punti nelle 18 partite fin qui disputate.
Una buona media, quella di un punto a partita, che nelle ultime stagioni è stata spesso sufficiente ai giallorossi per centrare l’obiettivo a fine stagione.
La squadra è cresciuta nell’esser gruppo, nella capacità di avere un’identità precisa e di rimanere sempre all’interno della partita, elementi non banali ma spesso non sufficienti.
A metà percorso, però, questa squadra mostra limiti profondi soprattutto davanti, dove senza i 11 gol di Krstovic dello stesso anno nessuno è stato in grado di trovare la necessaria continuità.
Mister Di Francesco sta tirando fuori il massimo da quello che ha, ma è evidente che questa squadra senza Coulibaly e Berisha abbia perso buona parte delle buone dinamiche che l’ex Venezia aveva costruito.
Il mercato offre la possibilità di riparare, vedremo se e come la società avrà voglia di farlo.
Nel frattempo, non è mica tutto da buttare, al Giro di Boa.