Se con la Roma era finita male(n), con il Cagliari è pure peggio. Su ogni piano, pur con il “furto” nel finale. Questo, e qualcos’altro, resta di Cagliari-Lecce
Non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta
Se in tante occasioni, in questi 4 anni, questo motto poteva valere per giustificare una sconfitta, oggi diventa invece un’aggravante.
Un Lecce insulso, “mollo” come direbbe Malesani, per oltre 90 minuti salvo poi accorgersi negli ultimi 6 che un pareggio si poteva cercare.
Troppe distrazioni, troppi errori individuali, troppa imprecisione che sottolinea i limiti anche di chi dovrebbe invece alzare il livello.
Una versione del Lecce troppo lontana da qualunque altro termine di paragone con sé stesso, con l’unica attenuante che settembre ancora concede: quella del tempo a disposizione per lavorare.
Intanto bisognerebbe, quantomeno, ripartire da una lavata di capo che faccia ritornare lo spirito di lotta e sacrificio che nel Lecce ha sempre fatto la differenza.
Perché non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta.
Passaggio al Var
La moviola in campo è l’unica vera croce e delizia di questo sport negli ultimi anni.
Quando è stata utilizzata troppo, come l’anno scorso, è diventata il pretesto per contestare un calcio che ormai lasciava troppa poca parola alle verità del campo.
Quando invece, come quest’anno, dopo 3 giornate non è ancora stata utilizzata, fa pensare a come in questo paese si faccia fatica a trovare un equilibrio su tutto.
Il fallo su Ndri di ieri, Luca Marelli docet, era rigore netto e sacrosanto.
Il fatto che Juan Luca Sacchi abbia confermato la sua decisione e che la sala Var abbia taciuto fa riflettere su come si sia incapaci di utilizzare uno strumento che in altri sport rende solo giustizia.
Attenzione, il Lecce di ieri non avrebbe meritato null’altro che una sconfitta.
Ma il campo aveva scritto l’occasione per portare a casa almeno un punto.
Bastava un passaggio al Var

Come fosse domenica
Diciamoci la verità: questo calcio del lunedì alle 18.30 è un lusso che il rientro al lavoro non può più concedere.
Soprattutto se poi si trasforma in una doppia sconfitta che oltre al Lecce fa iniziar male la settimana anche a tutti i suoi tifosi.
Per fortuna domenica si torna a giocare in casa, alle 15, in un clima un po’ più da spiaggia che da Via Del Mare.
Ma tant’è, la strada è quella ed il Lecce non può più permettersi di sbagliare: i punti di settembre pesano quanto quelli di maggio, e gli scontri diretti alla fine faranno la differenza.
La squadra di Juric è tosta e quadrata, ed è tornata in A per restarci.
Il Lecce deve ritrovare il suo spirito dei giorni migliori, tornando a lottare su ogni pallone e strappando in ogni partita i punti che servono a costruire un nuovo sogno.
Come fosse domenica.




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