Musica, gli Inude raccontano ‘Malencunia’: «Una ricerca di autenticità senza paletti»

Gli Inude sono un trio indie-tronico/alt-pop composto da Francesco, Giacomo e Flavio, tre artisti che fondono le proprie personalità in un’unica identità sonora. Un suono che evolve, ma non dimentica da dove viene. Gli Inude tornano con “Malencunia”, il nuovo singolo in uscita il 27 marzo insieme al Canzoniere Grecanico Salentino. Un brano che anticipa il prossimo album e che segna un momento di svolta nel percorso del trio salentino.

Dopo aver calcato palchi internazionali e costruito negli anni una cifra stilistica riconoscibile tra elettronica e alt-pop, gli Inude aprono oggi una fase nuova, più libera e profondamente legata alle proprie radici.

Con “Malencunia”, gli Inude confermano così la loro capacità di muoversi tra mondi diversi, trasformando ogni esperienza in musica. Un equilibrio tra sperimentazione e identità che continua a definire uno dei progetti più interessanti della scena indipendente italiana. 

“Malencunia” segna l’inizio di una nuova fase del vostro percorso: cosa rappresenta per voi questo brano?

Questo brano, forse più di “Cent’anni”, segna uno spartiacque fondamentale nel nostro percorso artistico. Rappresenta un nuovo passo verso una visione creativa con ancora meno paletti e confini prestabiliti: una ricerca di autenticità che passa necessariamente attraverso lo sguardo rivolto alle nostre radici.

La collaborazione con il Canzoniere Grecanico Salentino porta un forte legame con il nostro territorio come è nata e cosa ha aggiunto al brano?

In questi anni di tour insieme al CGS abbiamo condiviso tutto: palchi, hotel, lunghe ore di prove, viaggi infiniti in furgone e in aereo. Ogni singolo momento è stato per noi fonte di una profonda crescita, sia personale che musicale. Dobbiamo molto a questa collaborazione, ma soprattutto a ognuno di loro come individuo. Noi siamo come spugne: assorbiamo esperienze per poi rilasciarle sotto forma di musica e parole. “Malencunia” è stata l’inevitabile e piacevolissima conseguenza di questo vissuto comune.

Quanto è importante per voi sperimentare nuovi sound mantenendo una forte identità?

È fondamentale. Credo sia la sfida più grande per un artista: spesso ci si ripete per la paura di perdere la propria identità, mentre noi, al contrario, abbiamo sempre sentito il bisogno di cambiare. Per noi la ricerca e la novità sono stimoli vitali; tutto questo ci ricarica e ci dà la forza di sperimentare e scrivere musica che non sia mai la copia di se stessa. Nel corso degli anni avete costruito un percorso che unisce elettronica contemporanea e radici popolari, passando da produzioni più indie-troniche e collaborazioni importanti.

Quanto questo viaggio ha trasformato la vostra identità artistica e cosa sentite di aver raggiunto oggi come Inude?

Siamo costantemente alla ricerca di qualcosa: è questo il motore che muove il gruppo. Sentire di aver “raggiunto” un traguardo definitivo equivarrebbe, per noi, alla fine. Come dicevo prima, siamo il frutto delle nostre esperienze; non vogliamo smettere di stupirci e, se possibile, non vogliamo smettere di stupire chi ci ascolta.

Il singolo anticipa il nuovo album: cosa possiamo aspettarci da questo prossimo lavoro discografico?

Siamo ormai prossimi alla chiusura del disco e siamo davvero entusiasti della direzione che sta prendendo. Non possiamo ancora svelarne il titolo, ma possiamo anticiparvi che ci sarà un ritorno alle sonorità elettroniche dei nostri primissimi lavori. L’album sarà quasi interamente in lingua italiana e vedrà la partecipazione, in un secondo featuring, di una fantastica artista salentina.

A tutti i nostri ospiti, a fine intervista, chiediamo qual è il posto del cuore nel Salento.

Non possiamo che essere “campanilisti” e rispondervi: Santa Maria al Bagno.

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