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LECCE 🏆 Trionfo

Cosa Resta, Udinese-Lecce

Una domenica bestiale, che speriamo sia da lezione anche per chi ha sbagliato, in vista di un altro incrocio bianconero

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Cosa Resta, Udinese-Lecce

Gli ultimi tepori del sole d’Ottobre, un bel piatto di sagne torte ed il Lecce che vince a Udine 3-0.

Una domenica perfetta, impossibile desiderare di meglio.

Questo, e qualcos’altro, restano di Udinese-Lecce.

Domenica bestiale

Ci sono giornate che nascono sotto una buona stella, e che ci tengono a manifestarlo sin da subito.

Il gol di Kialonda Gaspar di ieri era epifania e promessa di un pomeriggio positivo, seppur mitigato dalle classiche paturnie giallorosse.

Si perché quando non ci pensa l’avversario (Udinese non pervenuta), il Lecce è in grado di complicarsi serenamente la vita da solo.

I tanti gol sbagliati, la traversa di Fatah, il palo di Esteban, sembravano elementi di una trama perfetta scritta apposta per un tragico risvolto nel finale.

Ed invece no, per una volta è andata persino bene così: dominanti, spreconi e un po’ arruffoni.

Con 3 punti più in tasca. Che domenica bestiale.

Sbagliando si impara

Essere la punta titolare del Lecce è uno dei mestieri più complicati e logoranti della serie A.

Poche occasioni, intere partite relegati ad una/due chance, giudizi sempre aspri e spietati.

Capita quindi che davanti al grasso che cola delle praterie friulane ci si senta persino spiazzati, incapaci, impacciati.

È quello che deve aver pensato Guebbels, tra quelle del primo e quelle del secondo tempo, dopo le almeno 3 nette occasioni da gol mancate.

Da solo, a tu per tu con Okoye, incapace di scrivere la parola fine ad una partita che pareva già segnata.

Però il calcio sa essere spietato e, buona stella di ieri a parte, spesso punisce chi è ingordo di chance sprecate.

Speriamo che dopo ieri il francese se ne ricordi più spesso.

E che diventi più cinico e deciso. Anche perché, sbagliando di impara.

Bianco e nero

La storia degli ultimi 5 anni in A racconta di un Lecce troppo spesso pesantemente ridimensionato negli incontri con le big.

I ricordi delle imprese sono lontani ricordi, e sarebbe anche il momento di crearne di nuovi.

Un po’ di coraggio, di sana follia, di consapevolezza nel non partire necessariamente sconfitti.

Nelle scelte, nell’atteggiamento e nel linguaggio del corpo di chi deve dimostrare di crederci fino all’ultimo minuto in campo.

Del resto le avversarie nella lotta salvezza non si fanno di questi scrupoli, vedi il Venezia contro il Napoli.

Per una volta sarebbe bello almeno crederci, tutti insieme, sin d’ora.

In fondo, rispetto a Udine non cambia molto. È sempre una sfida contro il Bianco e il Nero.

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Piero Belcuore
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