Cosa Resta, Inter-Lecce

Una tenuta mentale che lascia ben sperare, per non rischiare ancora di rimanere con le pive nel sacco e non rimanere con lo stesso, identico, problema che attanaglia da inizio stagione

Per scacciare lo spettro del Parma serviva una prestazione tosta, maiuscola, convincente contro la capolista del campionato. Il Lecce l’ha tirata fuori, fallendo “solo” l’appuntamento con un punto che sarebbe stato oro.

Questo, e qualcos’altro, restano di Inter-Lecce.

Tenuta mentale

Non era facile giocare con le scorie della Caporetto contro il Parma sul groppone.

Perché anche se Difra aveva sottolineato come questa squadra non fosse composta da “quelli che si devono sentire sbagliati”, è pur sempre la stessa che quel disastro se l’era autocostruito.

San Siro però dimostra ancora una volta, come questa squadra abbia l’encomiabile capacità di non perdere mai del tutto la bussola.

Perché una squadra in grado di approcciare bene, di continuare meglio e di non crollare alla minima avversità non è una squadra allo sbando.

E visto che poco non è, si riparta da qui.

Da un’ottima tenuta mentale.

Foto Lega Serie A

Le pive nel sacco

Non è la prima buona prestazione in cui il Lecce esce dal campo da sconfitto.

Anzi, a ben contarle, iniziano ad essere anche più di quelle in cui alla fine si è andati a punti.

E se è vero che nel Gennaio terribile il periodo di magra era preventivato, è vero anche che le altre squadre (vedi il Parma a Napoli) i punti se li vanno a prendere ovunque.

La classifica per ora perdona, ma non lo farà ancora per molto.

La Fiorentina spinge da sotto e le altre non rimarranno certo a guardare.

È ora di iniziare a raccogliere di più.

Per non restare, ogni volta, con le pive nel sacco.

All’attacco

Il capitolo 1 di questa doppia sfida a San Siro è andato, lasciando consapevolezza che questa squadra può lottare su ogni campo.

Una prestazione, paradossalmente, anche migliore di quella contro la Juventus pur con un risultato diverso.

Un Lecce che non teme il grande impegno, che tiene sul piano nervoso, ma che troppo raramente riesce a redarguire gli avversari rendendosi pericoloso.

E l’occhio cade sempre là.

All’unico vero comparto che non riesce a dare il suo in questa squadra.

A quegli avanti che, tutti, non sembrano avere la qualità giusta per concretizzare quanto di buono il resto della squadra costruisce.

Il calciomercato offre ancora 2 settimane per cogliere le opportunità, per evitare che, anche per il girone di ritorno, il pensiero vada sempre lì.

Al reparto meno convincente. All’attacco.

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