Non era poi così complicato.
La formula per rendere competitivo il Lecce è sempre quella, da sempre, e per sempre lo sarà.
I giocatori più in forma, anche se non i migliori, nei loro ruoli naturali e caricati a pallettoni di responsabilità e cattiveria agonistica.
Solo così si va oltre i propri limiti, solo così Coulibaly può piazzare una doppietta in 21 minuti, solo così il Lecce può concedersi il lusso di segnare 2 gol da angolo in 10 minuti.
In mezzo la solita, atavica, capacità di complicarsi tutto anche quando tutto sembra andare per il verso giusto.
Ma la chiesa al centro del villaggio funziona sempre.
La regia pulita anche se a volte imprecisa di Ilic orchestra una squadra in grado di appoggiarsi su Stulic per risalire il campo. I tagli dentro al campo di Monteiro rendono possibili prospettive che parevano utopia finchè quella fascia era occupata dal fuggitivo in Libia.
Per il resto un Siebert ovviamente più in forma di Gaspar, un Maleh che quando chiamato in causa male non ha mai davvero fatto, ed un Paco Esteban che ha una gran voglia di dar seguito all’ovazione con cui è entrato in campo.

Una vittoria importante, il secondo scontro diretto in cascina, ma soprattutto la ritrovata serenità dopo una prestazione che aveva fatto scattare l’allarme.
Niente isterie, aboliti gli esperimenti tattici, via libera al calcio semplice seppur con qualche attenzione in più.
Bastava mettere gli uomini giusti al posto giusto.
Papale papale.




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