La prima aria di settembre. La tramontana fresca che spazza gli ultimi afosi istanti d’estate. I 3 punti. Niente di meglio per rinfrescarsi, e rinfrancarsi, dopo la disfatta di Cagliari.
Questo e qualcos’altro restano di Lecce-Monza
Palle in/attive
Non si vedeva un gol da calcio d’angolo al Via Del Mare dai tempi di Falco, Strefezza o delle capocciate di Baschirotto.
Addirittura due, in 10 minuti, non li avrebbe immaginati nemmeno il più upotico dei Christopher Nolan.
Eppure Lecce-Monza ci fa scoprire che si, si può vincere una partita rendendo attive le palle inattive.
Due pennellate magistrali di Ilic, due incornate puntuali di Coulibaly e Tiago Gabriel, e 2 gol che nell’economia di un match del Lecce pesano quanto una manita.
Certo, non tutte le domeniche ci sarà di fronte l’allegro Thiam e la brigata biancorossa.
Però magari, a scoprire che si può fare ci si prende gusto.
A rendere attive le palle inattive.
Uomini e destini
Non gli uomini e i loro destini, ma i destini e i loro uomini.
Chissà se Simmel avrebbe mai immaginato di essere citato in un Cosa Resta, eppure gli è capitato.
Così come capita, sovente sin da quanto è a Lecce, a Coulibaly di diventare decisivo proprio nel momento del maggiore bisogno.
Del 25 maggio 2025 e dell’Olimpico contro la Lazio ci ricordiamo tutti, così come tutti ricorderemo la storia di questa incredibile doppietta di metà settembre.
E chissà che nel destino ci sia anche scritta il definitivo riscatto giallorosso di Maleh, che dopo tanti prestiti e delusioni merita finalmente di poter vivere in serenità la sua pagina di storia nel Salento.
Chi siamo noi, in fondo, per poter sapere cosa e come prevedrà il fato per questa stagione del Lecce.
Perché poi esso prescinde da numeri, decisioni e appuntamenti.
Non gli uomini e i loro destini, a i destini e i loro uomini.
Non una di meno
Nello sport più seguito, maschilista e machista d’Italia, l’immagine di quella mano rossa sul viso delle giovani donne in campo lancia un segnale forte.
Dice che il calcio non può estraniarsi in una festa lontana dai turbamenti del mondo, che la cruda realtà di un lutto dev’essere rispettata e per quanto possibile valorizzata.
Dice che gli uomini devono imparare ad accettare i no come scelta più libera di un sentimento importante.
Che l’amore, così come la propria fede, deve contemplare il suo limite nel rispetto di quello degli altri.
Dice che Lorena, Rebecca e tutte le altre vittime di questa atroce follia chiedono solo di diventare loro malgrado paladine di una storia che da qui ha il dovere di cambiare.
Che la retorica di una panchina rossa serve a poco, senza che nessuno ne colga il senso.
Che l’indignazione deve andare oltre la morbosità del momento.
Che l’amore è, e deve rimanere, solo l’essenza più pura di una felicità condivisa.
Ed anche il calcio può fare tanto per ricordare agli uomini tutto questo.
Non una di meno.




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