Dal Via del Mare al New York Times. L’iniziativa del Lecce contro la violenza sulle donne e per ricordare Lorena Isceri, la giovane originaria di Squinzano uccisa a Firenze, ha oltrepassato i confini italiani ed è arrivata sulle pagine di una delle testate giornalistiche più importanti al mondo.
A raccontare la storia è The Athletic, realtà editoriale del gruppo New York Times, che ha dedicato un ampio approfondimento alla scelta del club salentino di modificare il consueto protocollo pre-partita in occasione della gara interna contro il Monza.
Sul terreno di gioco del Via del Mare, al posto delle consuete mascotte, sono entrate bambine e ragazze del territorio, con un’impronta di mano rossa dipinta sul volto. Un’immagine forte, pensata per richiamare l’attenzione sul fenomeno del femminicidio.

Una scelta tutt’altro che casuale. Quella contro il Monza era infatti la prima partita casalinga del Lecce dopo i funerali di Lorena Isceri, la giovane salentina la cui morte ha profondamente colpito la comunità.
«Lorena era della nostra terra», ha raccontato Marina Sticchi Damiani a The Athletic. «Parlare di lei al passato è fonte di infinita tristezza. Faceva parte della nostra comunità».
Il Lecce ha chiesto alla Lega Serie A di poter intervenire sul tradizionale cerimoniale pre-partita, senza aspettare il consueto appuntamento di novembre dedicato alla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne.
L’obiettivo era quello di creare un momento specifico per ricordare Lorena e, allo stesso tempo, riportare l’attenzione su un fenomeno che continua a rappresentare una drammatica emergenza sociale.
«Il Lecce ha una voce», ha spiegato Marina Sticchi Damiani nell’intervista. «Non siamo solo undici giocatori che disputano una partita di calcio ogni fine settimana. Il nostro ruolo nella società non può esaurirsi al fischio finale della domenica».
Una filosofia che si inserisce nel percorso portato avanti attraverso “Lecce Love”, il progetto benefico e sociale del club, e che questa volta ha trovato una ribalta internazionale.
Particolarmente significativa anche la scelta del simbolo. La campagna tradizionale della Serie A contro la violenza sulle donne è caratterizzata dal segno rosso del rossetto sulla guancia. Per questa occasione, però, il Lecce ha scelto qualcosa di diverso: un’impronta di mano rossa. «La violenza non è mai elegante. L’orrore non può essere elegante», ha spiegato Marina Sticchi Damiani.
Un’immagine immediata, pensata per rompere la normalità della giornata calcistica e lasciare un segno ben visibile. L’iniziativa è stata sviluppata insieme a Ilenia De Pascalis e Angelica Treglia, coinvolgendo bambine e ragazze del territorio, alle quali è stato spiegato il significato della giornata e l’importanza di utilizzare anche lo sport come strumento di sensibilizzazione.
Nel suo racconto, The Athletic dedica spazio anche al rapporto tra il Lecce e il territorio. Una squadra che, pur rappresentando una realtà calcistica lontana dai grandi centri del calcio italiano, è profondamente legata alla propria comunità e a un’identità salentina che va oltre il campo.
Ed è proprio questa identità ad aver trasformato un’iniziativa nata al Via del Mare in una storia capace di attirare l’attenzione internazionale.
Non è la prima volta che il Lecce sceglie di ricordare una vittima di femminicidio. Già lo scorso anno, prima della sfida contro il Milan, il club aveva omaggiato Noemi Durini, la sedicenne di Specchia uccisa nel 2017, consegnando un mazzo di fiori alla madre Imma Rizzo e facendo esporre uno striscione con la scritta “Noemi nei nostri cuori”.
Questa volta, però, il messaggio ha fatto il giro del mondo.
Dal Salento a New York, passando per il Via del Mare: il Lecce ha utilizzato la propria voce per parlare di femminicidio. E quella voce è arrivata anche oltreoceano.




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