Il Lecce c’è, ed è pienamente dentro la lotta salvezza. Le vittorie contro Udinese e Cagliari hanno cambiato il volto della classifica e soprattutto l’inerzia della stagione giallorossa. Sei punti pesanti, concreti, che riaprono completamente i giochi: Genoa e Cremonese sono a portata, il Torino è distante appena tre lunghezze, tutto è ancora possibile. La lotta è più viva che mai, più corta, più feroce. E in questo finale di stagione, il Lecce sembra aver trovato i suoi due uomini simbolo.
Da una parte c’è Wladimiro Falcone.

Lui rappresenta la sicurezza, l’ancora di salvezza. Il portiere che quando serve c’è sempre. Nei momenti in cui la partita rischia di scivolare via, quando l’avversario spinge è lui a tenere in piedi tutto. Con Falcone tra i pali, il Lecce sa di poter restare in partita contro chiunque.
Dall’altra parte c’è Omri Gandelman.

Lui, invece, è l’uomo in più che mancava. Quello con la cattiveria giusta sotto porta, con l’istinto da rapace che entra subito nel cuore dei tifosi giallorossi. Due partite, due gol, entrambi decisivi. Sei punti che cambiano la classifica e soprattutto l’umore di un intero ambiente. Gandelman non segna solo: colpisce nei momenti che contano, quando la partita pesa, quando serve qualcuno capace di prendersi la responsabilità.
Falcone e Gandelman: la sicurezza e la cattiveria: il portiere che salva e il centrocampista che decide.
Sono loro, oggi, i volti di un Lecce che ha riaperto la corsa salvezza e che non ha più intenzione di restare a guardare, con questa doppia spinta, la corsa salvezza è più aperta che mai.