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ATTUALITA' 🏛️ Cultura

Dal 1° al 5 dicembre 2025 il Museo Castromediano ospita “Decolonizzare il patrimonio”: arte, comunità e nuove narrazioni culturali

Dal 1° al 5 dicembre 2025 il Museo Castromediano di Lecce accoglie “Decolonizzare il patrimonio. Pratiche...

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Dal 1° al 5 dicembre 2025 il Museo Castromediano ospita “Decolonizzare il patrimonio”: arte, comunità e nuove narrazioni culturali

Dal 1° al 5 dicembre 2025 il Museo Castromediano di Lecce accoglie “Decolonizzare il patrimonio. Pratiche per una liberazione dell’immaginario”, un progetto ideato e coordinato da Ramdom APS in collaborazione con il Polo Biblio-Museale di Lecce. L’iniziativa propone un ampio confronto sul ruolo del patrimonio materiale e immateriale nella costruzione di nuove narrazioni culturali, mettendo al centro comunità, memoria e sistemi di rappresentazione.

Il programma si sviluppa attraverso un workshop, una performance collettiva e un convegno internazionale, con l’intento di riflettere sull’eredità coloniale e sulle forme con cui incide ancora oggi sulla percezione individuale e collettiva.

Ramdom APS, soggetto capofila del progetto, porta avanti da anni attività di produzione artistica e gestione culturale. Accanto all’organizzazione salentina partecipano il Polo Biblio-Museale di Lecce, che contribuisce alla direzione scientifica del convegno, ArtLife Matters, organizzazione no-profit ghanese attiva nella promozione dell’arte come leva di sviluppo sociale, e ICOM Puglia, struttura regionale dell’International Council of Museums impegnata nel sostegno alle realtà museali del territorio.

L’iniziativa prende le mosse dall’idea che musei, archivi, biblioteche e pratiche artistiche possano diventare strumenti per rinegoziare il reale e recuperare storie e linguaggi spesso marginalizzati. Le eredità del colonialismo e le dinamiche del capitalismo globale hanno infatti contribuito a costruire immaginari gerarchici e riduttivi, che influenzano profondamente identità, appartenenza e rappresentazione.

Le persone migranti e diasporiche vivono questa frattura in modo ancora più evidente, portando con sé patrimoni culturali che rischiano di essere sospesi, trascurati o adattati a narrazioni non loro. L’arte, soprattutto nella sua dimensione comunitaria e performativa, diventa così un luogo di guarigione, ricostruzione e autorappresentazione.

Cuore pulsante del progetto è il workshop “Decolonisation of the Reimagination of People/Communities”, condotto da Kwame Akoto-Bamfo ed Eric Agyare. Il percorso intreccia danza, narrazione orale, body painting, percussioni e pratiche rituali, ispirandosi all’esperienza della Freedom Parade del Nkyinkyim Museum.

Attraverso incontri quotidiani pomeridiani, cittadini, migranti e persone di diversa provenienza costruiscono insieme una performance collettiva, che sfocerà nella parata urbana del 5 dicembre: un corteo dedicato alla rigenerazione, all’affermazione culturale e all’incontro interculturale. La parata ribalta la dimensione militare della sfilata coloniale e la trasforma in celebrazione comunitaria, dove corpo, ritmo e danza diventano strumenti di memoria e liberazione simbolica.

Il 5 dicembre si svolge il convegno che riunisce studiosi, artisti, curatori e professionisti della cultura per discutere il ruolo delle istituzioni nei processi di decolonizzazione. Tra i relatori: Paolo Mele, Eric Agyare, Massimo Carozzi, Kwame Akoto-Bamfo, Heba Amin, Driant Zeneli, Tarshito, Paolo Gull, Livia Dubon e Maria Pia Guermandi.

La giornata è accompagnata da un’installazione performativa di Massimo Carozzi, dedicata alla mappatura sonora dei territori ghanesi di Akuapem, Tutu e Ada: un’indagine sensoriale sulle stratificazioni culturali dei luoghi e sulle memorie incorporate nei paesaggi sonori.

All’interno del progetto è incluso il workshop “Echoes of Home”, ideato da Eric Agyare e realizzato da Akoto-Bamfo. Il percorso offre uno spazio di esplorazione identitaria attraverso la creatività, invitando migranti e persone diasporiche alla riappropriazione delle proprie memorie e alla costruzione di nuovi futuri possibili.

La conclusione del laboratorio coincide con la performance pubblica del 5 dicembre, che ne rappresenta la restituzione collettiva.

Parallelamente, il pubblico può visitare Totem, una scultura che incarna memoria, identità e risonanze ancestrali. L’opera è realizzata con terra proveniente dal Ghana e rivestita da sei narrazioni tessili, ciascuna legata a culture africane differenti. Il risultato è un archivio verticale dell’esperienza diasporica, un ponte simbolico tra passato e presente che dialoga direttamente con i temi affrontati nel progetto.

“Decolonizzare il patrimonio” è un progetto di Ramdom APS in collaborazione con il Polo Biblio-Museale di Lecce, ICOM Puglia, ArtLife Matters e l’Istituto di Culture Mediterranee, promosso dal Consiglio Regionale della Puglia nell’ambito dell’avviso ACA – Consiglio Aperto 2025.

L’iniziativa conferma la volontà di Ramdom di promuovere percorsi culturali capaci di connettere territori, comunità e pratiche artistiche, attraverso processi partecipativi, riflessioni condivise e nuove forme di immaginazione civile.

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