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Assorbenti vietati dopo le 18, il paradosso delle norme anti-covid

Qualcuno potrebbe pensare ad un bel pesce d’aprile come ho sperato anch’io potesse essere quello che ho letto. Nulla di tutto ciò: a Collepasso, un comune della provincia di Lecce, è successo davvero. Una ragazza si reca al supermercato dopo le 18.00 per acquistare degli assorbenti. Lo scaffale in questione, relativo all’igiene e cura della persona presentava un nastro a simboleggiare l’impossibilità dell’acquisto. Perché? Perché gli assorbenti come i beni sopra elencati hanno un IVA al 22%, quindi, sono considerati beni di lusso. Vane le giustificazioni in cassa, la ragazza può acquistare i suoi assorbenti in farmacia dove il loro prezzo sarà sicuramente meno vantaggioso di quello del supermercato. 

Scaffale di un supermercato

Non è giusto, non è corretto, non è eticamente concepibile che il fatto di avere il ciclo mestruale costringa una donna, una studentessa, una lavoratrice, una mamma a dover acquistare il suo “bene di lusso” prima delle 18.00. Non è normale che debba giustificare attraverso un documento di avere il ciclo per poter usufruire di un semplice pacco di assorbenti. 

In Italia il ciclo mestruale è un lusso. Non in senso figurato, ma letterale. Battaglie e petizioni online non sono bastate: la “Tampon Tax“, cioè la tassa sugli assorbenti, oggi in Italia è ancora al 22%. In molti Paesi però non è più così: nel Regno Unito, ad esempio, l’Iva sugli assorbenti è al 5%, in Francia al 5,5% e in Germania al 7%. Mentre Canada, Irlanda e India l’hanno abolita del tutto e la Scozia ha deciso di fornire gratis gli assorbenti alle studentesse. 

Il costo per far rientrare gli assorbenti tra i beni considerati di prima necessità, tassati quindi con un’aliquota agevolata, si aggirerebbe, secondo i calcoli degli uffici legislativi, intorno ai 300 milioni di euro“, spiega Silvia Dedea del collettivo Onde Rosa, che aggiunge: “I prodotti igienici femminili devono essere considerati beni essenziali la cui spesa inevitabile grava ingiustamente su chi deve usarli”. Si calcola infatti che nell’arco di un anno l’abbattimento della tassazione porterebbe un risparmio per ogni donna di 40-50 euro: “Non molto, certo, ma bisogna pensare anche alle famiglie con una madre e una o due figlie: in questo periodo di emergenza anche sociale 150 euro possono fare la differenza”, spiega Silvia Dedea. 

Anche nel mondo della politica, vari esponenti di spicco si sono esposti a favore di questa battaglia, tra cui l’onorevole Laura Boldrini, che nel 2019 scriveva: “Gli assorbenti e i prodotti igienici per le donne non sono un bene di lusso. Eppure oggi il governo ha negato l’abbassamento dell’IVA. Ma perché non si riesce a raggiungere un accordo nemmeno su questo argomento?”, presentando anche un emendamento, sottoscritto insieme ad altre 32 deputate di vari gruppi politici, sia di maggioranza che di opposizione, che riduce dal 22 al 10% l’IVA sui prodotti sanitari e igienici femminili. 

Si aspettano però risposte concrete dal mondo della politica sull’argomento, ma nel frattempo in Italia il ciclo continua ad essere un lusso, come un Rolex qualsiasi. 

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