Cosa Resta, Fiorentina – Lecce

Tutto ciò che rimane di una domenica italiana piuttosto amara

È la festa del papà: super pranzo, caffè, zeppole e ammazzacaffè. Ma il digestivo più forte è quello che ci ha lasciato questa partita. Ed è tutt’altro che delicato.


Una domenica italiana
Uno degli stereotipi più famosi sul modo tutto italiano di risolvere le questioni spinose ed intricate recita più o meno così: tutto cambiò perché niente cambiasse. Ecco, da 4 partite a questa parte il Lecce sembra averne fatto un mantra: 4 sconfitte, zero gol fatti ma (soprattutto) pochissime occasioni da gol create. Risultato? Nulla, non è cambiato nulla. Né in classifica, né in campo, né nella ricerca della squadra di soluzioni alternative. “Questa squadra è fin troppo italiana” direbbe Stanis La Rochelle di Boris. Ma alla fine il +8 è lì, e niente è cambiato perché tutto cambiasse. Una domenica italiana.


L’amaro in bocca
Nonostante tutto, malgrado le sconfitte delle avversarie nella corsa alla salvezza e la classifica praticamente immutata, rimane una grande, grandissima delusione. Quel fastidio che non ci consente mai di essere davvero soddisfatti, quella sensazione che “si, vabbè” ma almeno perdessimo giocando bene. Ecco, l’autogol che ha condannato il Lecce ieri è solo la punta di un iceberg fatto di poco, davvero poco costruito in zona gol nelle ultime 4 partite. Perché è una cosa che può capitare, alla quale rimediare non è impossibile se ci si prova con determinazione e un po’ di coraggio, sia in campo che fuori. Invece nisba, fuffa, poco o nulla. Forse è per questo che la sconfitta di ieri lascia, comunque, l’amaro in bocca.

Rares Burnete, attaccante rumeno del Lecce Primavera ieri in gol


Benedetta Primavera
Loretta Goggi più di 40 anni fa la malediceva, dicendo che in realtà non c’era poi tutta questa fretta che arrivasse. Noi il concetto potremmo tranquillamente capovolgerlo guardando al nostro Lecce: la squadra di mister Coppitelli sta stracciando il campionato. Ragazzi brillanti, determinati, ma anche solidi e centrati così tanto da reggere uno svantaggio a sorpresa e recuperarlo senza andare in panico ma puntando solo e soltanto sulla qualità. E quasi quasi nasce un po’ di invidia, per una reazione che nella prima squadra non si vede da un po’. Ma anche un po’ di smania e di sana speranza nel voler vedere, presto, questi ragazzi portare la loro classe nel calcio che conta.

Insomma, in una domenica così amara non ci resta che dire… Benedetta primavera!

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