Una storia che riapre il dibattito su diritti, dignità e fine vita. È morta il 25 marzo, nella sua abitazione, Libera, 55enne toscana affetta da una forma grave di sclerosi multipla. Si tratta del primo caso in Italia di suicidio assistito tramite un dispositivo a comando oculare, una soluzione tecnologica che le ha consentito di compiere una scelta altrimenti impossibile.

Le condizioni della donna erano infatti estremamente compromesse la malattia non le permetteva più di muoversi né di autosomministrarsi il farmaco letale. Proprio per questo motivo, circa una settimana prima, aveva ricevuto un dispositivo speciale sviluppato con il supporto del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che le ha consentito di attivare autonomamente il meccanismo attraverso il movimento degli occhi.

La vicenda rappresenta un passaggio significativo nel panorama italiano sul tema del fine vita. Libera è infatti la quattordicesima persona in Italia ad aver avuto accesso al suicidio assistito, nel rispetto delle condizioni stabilite dalla normativa vigente e dalle sentenze della Corte costituzionale.
Il caso solleva interrogativi etici, giuridici e sociali profondi. Da un lato, il progresso tecnologico che rende possibile garantire autonomia anche a chi è totalmente immobilizzato; dall’altro, il tema delicato della libertà di scelta nelle fasi più estreme della vita.
Ancora una volta, una storia personale diventa simbolo di un dibattito più ampio, che coinvolge istituzioni, medicina e società civile, chiamate a confrontarsi su un tema complesso e sempre più attuale.