Rampa di lancio – Coulibaly, il motore che non si spegne mai

Nel momento in cui la stagione entra nel suo tratto più delicato, il Lecce ha trovato in Lassana Coulibaly una certezza. Non si diventa protagonisti di una salvezza insperata per caso. Bisogna crederci, fino in fondo. Come ha fatto Coulibaly su quel pallone sporco lavorato da Krstovic nella notte dell’Olimpico, seguendo l’azione un attimo più degli altri. Come ha fatto a Como, andando ad aggredire l’area, prendendosi quel pallone di testa e insaccandolo alle spalle di Butez. In mezzo al caos, dentro una partita storta, lui è rimasto lucido. E decisivo.

Coulibaly è così in ogni fase della gara: nel contrasto, dove mette potenza e tempismo; nella transizione offensiva, dove trasforma un recupero in metri guadagnati; nelle diagonali difensive, dove copre campo e compagni; e perfino nelle sue “scampagnate” in zona gol, sempre meno casuali e sempre più pesanti.

I numeri raccontano una stagione di continuità: tra i centrocampisti più impiegati, con una media alta di duelli vinti e palloni recuperati, presenza costante nelle due aree e una crescente incisività negli inserimenti. Non è solo quantità. È intensità con qualità.

Nel disastro di Como, è stato l’unico a salvarsi davvero. L’ultimo ad abbassare la testa. L’ultimo a smettere di crederci. Perché Coulibaly gioca con un principio semplice, che dovrebbe diventare un mantra per tutto il Lecce: nessun pallone è perso finché rotola, nessun contrasto è finito finché non c’è un fischio, nessuna partita è chiusa finché c’è tempo sul cronometro. Oggi, più che mai, uomo simbolo di un Lecce che vuole restare aggrappato alla Serie A fino all’ultimo secondo.

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