Nun Ve Trattengo: il mito di Franco Califano tra docufilm e memoria personale

Ieri sera, insieme a mia mamma fan numero uno del Califfo siamo andate al cinema Multiplex Teatro Fasano di Taviano a vedere “Nun Ve Trattengo”, il docufilm dedicato a Franco Califano. Per me non è solo un documentario, ma un ritorno alle origini: da piccola ho avuto la fortuna di conoscere il maestro, grazie a mia madre che non si perdeva un suo concerto in zona, e al cugino di mio padre il sig. Antonio Mosticchio che era amico di Califano. Io ero troppo piccola per ricordare tutto nei dettagli, ma ho ancora impresso nella mente tutti i backstage, i concerti sottopalco e le cene insieme al grande maestro.

Il docufilm è un’opera originale e coinvolgente: un racconto che alterna testimonianze di chi l’ha conosciuto e amato da Claudia Gerini a Francesco Rutelli, da Barbara Palombelli a Maurizio Mattioli, fino a Mita Medici, Alberto Laurenti, Enrico Giaretta, Antonio Mazzeo, Franco126, Ketama126, Noyz Narcos e Federico Zampaglione. Un viaggio notturno attraverso Roma, a bordo di un’auto d’epoca, l’attore Raffaele Vannoli attraversa i luoghi simbolo del Califfo, ascoltando Radio Radicale che, in diretta, manda in onda i ricordi e le voci dedicate a lui.

Non manca il lato più amaro nel film si ripercorre anche l’errore giudiziario che segnò profondamente Califano, portandolo a due anni di carcere. Una vicenda che viene accostata a quella di Enzo Tortora, altro grande nome vittima di un destino simile.

Ma “Nun Ve Trattengo” racconta anche il lato più umano e passionale del Califfo, amato da tantissime donne, sempre corteggiato, capace di incantare con il suo fascino e la sua poesia. Un artista che non lasciava indifferenti, né sul palco né nella vita privata, simbolo di un carisma che resta intramontabile.

“Nun Ve Trattengo” era la frase che Califano usava con gli amici quando voleva restare solo, ma qui diventa il titolo perfetto di un documentario che sembra riflettere la sua vita notturna, intensa, contraddittoria e, allo stesso tempo, autentica.

Un docufilm che non solo ricorda il mito, ma restituisce l’uomo, con le sue fragilità e la sua grandezza. Un’opera che mia mamma ha guardato con emozione e che per me ha avuto il sapore di un tuffo nei ricordi, tra affetto familiare e memoria collettiva.

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