Nel panorama economicamente fragile del calcio italiano, il Lecce si impone come un’eccezione virtuosa. Il club salentino ha chiuso l’esercizio al 30 giugno 2025 con un utile netto di 20,2 milioni di euro, terzo miglior risultato contabile della Serie A alle spalle di Atalanta (+37,9 milioni) e Inter (+35,4).
Un dato che non rappresenta un episodio isolato, ma l’esito di un percorso pianificato. Nel 2022, con la nomina di Sandro Mencucci ad amministratore delegato, la società aveva varato un piano industriale triennale con l’obiettivo di riportare in equilibrio i conti dopo 27 milioni di perdite accumulate nei due esercizi precedenti, condizionati dalla retrocessione in Serie B e dall’impatto del Covid. La compagine azionaria, formata da imprenditori e professionisti locali e guidata dal presidente Saverio Sticchi Damiani, aveva già sostenuto il club con oltre 20 milioni di euro di ricapitalizzazioni. Da lì in avanti, l’unica strada percorribile era l’autosufficienza.
La permanenza in tre campionati consecutivi di Serie A ha rappresentato la condizione necessaria per la riuscita del piano: un fatturato caratteristico stabilmente superiore ai 50 milioni di euro e una vetrina competitiva per la valorizzazione dei calciatori. Ma la chiave di volta è stata la gestione dell’area tecnica, affidata a Pantaleo Corvino.
Nel conto economico 2024-25 spiccano 52,5 milioni di plusvalenze, che portano i proventi complessivi da calciomercato a 57,1 milioni. Il dato segna un deciso incremento rispetto ai 26,8 milioni della stagione precedente e conferma il player trading come core business del club.
La cessione più rilevante è stata quella dell’esterno belga Patrick Dorgu al Manchester United per 28,5 milioni di euro. Arrivato nel 2022 dal Nordsjaelland a meno di 17 anni per circa 220 mila euro, ha generato una plusvalenza di 28,4 milioni, con bonus potenziali fino a 4,5 milioni.

Il club è riuscito inoltre ad assorbire la riduzione dei diritti televisivi di Serie A, scesi da 40,3 a 33,1 milioni, mantenendo al tempo stesso un livello di competitività compatibile con l’obiettivo primario: la salvezza. Alcuni giocatori, pur corteggiati da club italiani e stranieri, sono stati trattenuti per garantire equilibrio tecnico.
Il Lecce dimostra così che, anche nel calcio italiano, un modello sostenibile è possibile: equilibrio finanziario, valorizzazione del capitale umano e risultati sportivi sufficienti a restare nel sistema che conta. Una rarità. Ma, ormai, non più un’eccezione estemporanea.