Sei sconfitte nelle ultime otto partite raccontano già abbastanza, ma non spiegano fino in fondo la gravità del momento del Lecce: oltre ai risultati c’è una squadra che sembra aver perso riferimenti, idee e sicurezza. Questa squadra affanna a costruire, fatica a rendersi pericolosa e, soprattutto, fatica a capire quale sia la direzione giusta.
Davanti il problema è evidente e sotto gli occhi di tutti: questo Lecce è incapace a segnare e crea pochissimo. Cheddira c’è, prova a fare reparto da solo, ma non basta assolutamente. Insistere su un attacco con un solo riferimento, in queste condizioni, sta diventando un limite enorme per questa squadra. Un cambio di sistema, magari con un attacco a due, non sarebbe una rivoluzione ma semplice buon senso, visto il totale vuoto offensivo.
A rendere il quadro ancora più confuso ci sono le scelte dalla panchina. Le sostituzioni non convincono e in alcuni casi sembrano peggiorare le cose. A titolo esemplificativo, togliere Gandelman, ad esempio, uno dei pochi a garantire intensità e presenza fisica, è l’emblema di un momento in cui anche le decisioni più semplici diventano discutibili poiché la squadra perde equilibrio invece di trovarlo e finisce spesso per “sfilacciarsi” ancora di più.

Ma attenzione, però, a invocare un cambio di allenatore che servirebbe a ben poco, se non rischiare di essere una scorciatoia. Con un altro tecnico, probabilmente, cambierebbe poco. Di Francesco ha le sue responsabilità, è evidente, ma il materiale umano è questo. E non è una critica ai giocatori: chi va in campo sta dando tutto quello che ha, ma ci sono evidenti limiti fisici e mentali.
Perdere contro il Torino più brutto degli ultimi anni è l’emblema di questo Lecce: il tempo stringe, le altre corrono e le parole non bastano più, tantomeno le attenuanti. Serve una scossa immediata, fatta di scelte più concrete: il Lecce deve ritrovare cattiveria, compattezza e punti. Perché così non basta ed è arrivato il momento, per tutti, di fare di più.