Lecce, Corvino: «Siamo un laboratorio di idee, accetto le critiche, ma giudicateci sui fatti e non sui social»

Il giorno dopo la chiusura del calciomercato invernale, in casa Lecce è tempo di bilanci. Nella consueta conferenza stampa post-mercato, il responsabile dell’area tecnica Pantaleo Corvino e il direttore sportivo Stefano Trinchera hanno spiegato scelte, strategie e difficoltà di un club che continua a muoversi in equilibrio costante tra sostenibilità economica e competitività sportiva.

Ad aprire l’incontro è stato Corvino, che ha ribadito con forza un concetto chiave: il Lecce è un “laboratorio di idee”. Non uno slogan, ma una necessità. È l’unica strada possibile, secondo il dirigente, per restare nel calcio che conta. Un percorso iniziato dalla Serie B e arrivato al quarto anno consecutivo in Serie A, attraverso sacrifici, rischio e la capacità di cambiare continuamente. Un discorso che vale anche per il settore giovanile, capace di ottenere risultati spesso superiori alle reali possibilità del club, nonostante il confronto con società strutturalmente più forti sotto ogni aspetto.

Il modello Lecce, ha spiegato Corvino, nasce proprio dall’esigenza di adattarsi a regolamenti sempre più penalizzanti e di rendere orgogliosi territorio e tifosi. Un impegno che, però, non sempre viene compreso, soprattutto quando il confronto con realtà economicamente più solide fa apparire il lavoro della società come insufficiente. Coniugare tutte le aspettative diventa così sempre più difficile, anche dopo oltre cinquant’anni di carriera.

Entrando nel merito delle operazioni, Corvino ha chiarito che il mercato è stato guidato da un equilibrio preciso: esigenze tecniche, dinamiche di spogliatoio e sostenibilità societaria. Il Lecce deve evitare di chiudere le stagioni con criticità economiche, mantenere uno dei monte ingaggi più bassi della categoria e, allo stesso tempo, provare a rispondere alle attese dei tifosi.

Dal punto di vista tecnico, la difesa è stata ritenuta affidabile, mentre i numeri hanno evidenziato difficoltà in attacco. Da qui la scelta di investire su un centrocampista di inserimento come Gandelman, acquistato per 2,5 milioni di euro, con l’obiettivo di aumentare la presenza in area e il contributo offensivo. Un’operazione conclusa con largo anticipo, a dimostrazione – ha sottolineato Corvino – che il club non lavora sulle occasioni dell’ultima ora.

In attacco è arrivato anche Cheddira, ritenuto funzionale al campionato italiano. Sul tema della punta, però, Corvino ha allargato il discorso alla storia del Lecce: da sempre, quando non si vince, il problema viene individuato nell’attaccante, indipendentemente dal nome o dall’età.

A centrocampo sono stati investiti altri tre milioni per rinforzare la fase difensiva, con innesti come Fofana e Ngom, mentre sugli esterni si continua a puntare su giocatori che, pur con alti e bassi, hanno già dimostrato di poter incidere. Fondamentale, inoltre, il lavoro in uscita: trattenere calciatori non più convinti del progetto avrebbe significato danneggiare spogliatoio e società.

Le cessioni di Kaba, Rafia, Pierret e Maleh sono state tutte effettuate tenendo conto delle volontà dei giocatori. Corvino ha ricordato che ogni calciatore passato da Lecce è stato scelto e valorizzato dalla società, e che il club non può permettersi squilibri salariali: un non titolare che guadagna più di un titolare creerebbe inevitabilmente tensioni.

Non è mancato un passaggio sulle critiche provenienti dall’esterno. Corvino ha invitato giornalisti e addetti ai lavori a non dare eccessivo peso ai social network, dove poche migliaia di utenti finiscono per sembrare rappresentativi di un’intera tifoseria. Il dirigente ha preferito concentrarsi sul sostegno di chi segue la squadra allo stadio e in trasferta.

I numeri, secondo Corvino, parlano chiaro: disputare la Serie A con circa 17 milioni di monte ingaggi lordo è un unicum. Così come competere spendendo molto meno rispetto a club che possono permettersi investimenti ben più elevati. Il Lecce, ha ribadito, garantisce ciò che può: stabilità, continuità e la possibilità di lottare ogni anno per la salvezza.

Nessun alibi legato ad arbitri o sfortuna. Corvino ha ricordato che il Lecce deve sempre fare i conti con la propria dimensione e con un calcio che non è una “PlayStation”. Nel calcio moderno, per club come questo, non è possibile permettersi contemporaneamente centrocampisti difensivi, offensivi e un fantasista puro. La scelta è quella del dinamismo e del cambiamento, una strada che finora ha portato risultati.

Sui gol mancanti di alcuni giocatori offensivi, il dirigente ha invitato alla pazienza, confidando in una crescita generale. Se così non sarà, ha assicurato, la società si assumerà le proprie responsabilità.

Nel finale, Corvino ha mostrato il lato più umano del suo ruolo: “Non sono io a dovere lanciare messaggi alla tifoseria. Al presidente ho detto che sono stanco e voglio tirare il fiato perché l’impegno è gravoso. Sticchi a fine della scorsa stagione ha depositato in Lega un contratto di 3 anni e non lo ha comunicato. Il giorno che vorrò dire basta lascerò tutto quello che rimane anche se poi il calcio ha le sue dinamiche. Io non sono il proprietario del Lecce ma cerco di fare il meglio per la mia squadra, nonostante offese personali anche davanti ai miei affetti, Alla Stampa locale e non solo dico che non vedio levate di scudi ad esempio a difesa del mio allenatore ingiustamente espulso e squalificato per due giornate alla stregua di Conte per cui invece ci sono stati titoli in prima pagina con tanto di riferimento alla beffa. Qui non lo trovo ma leggo titoli su come il Lecce non sa più vincere pur dopo gare contro Juve, Inter, Como e Milan. Il che mi dispiace pur in un contesto di reciproco rispetto. Se vengo qui prima e dopo il calciomercato è perché vi rispetto ed è nata qui l’abitudine di presentarsi davanti alla Stampa ben 25 anni fa e metterci la faccia. Io non faccio lezioni a nessuno, accetto le critiche e allo stesso modo sottolineo i miei dubbi”.

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