Forno crematorio a Ugento, Chiga: «L’attività risponde ampiamente ad esigenze della collettività»

L’intervista al primo cittadino di Ugento

Lecce, Caprarica di Lecce e Ugento sono i Comuni che la Provincia di Lecce ha scelto per installare forni crematori. Ma in alcuni casi le comunità sono ancora divise, come a Caprarica di Lecce dove un comitato guida il fronte del no, rifiutando l’idea di ospitare, prossimamente, il centro.

Il sindaco di Ugento Salvatore Chiga

Per l’antica città messapica è il sindaco, Salvatore Chiga, a spiegare ai microfoni di SalentoNews le ragioni per le quali si è provveduto a candidare l’ente.

Sindaco, perché ha candidato Ugento all’avviso della Provincia di Lecce al fine di poter ospitare un forno crematorio?

«Innanzitutto, la cremazione viene espressamente individuata dal Regolamento nazionale di Polizia mortuaria, recepito in quello locale, quale servizio di sepoltura che si aggiunge all’inumazione e tumulazione. Rispondo alla domanda dicendole che è inutile sottacere come l’attività di cremazione che la presente amministrazione comunale propone, risponde ampiamente ad esigenze della collettività sotto il profilo igienico-sanitario, culturale e di servizio sociale, che si aggiungono alle implicazioni economiche legate ai risparmi sui costi di gestione dei cimiteri, degli spazi, delle costruzioni, e agli importanti aspetti ambientali e sanitari».

Nelle scorse settimane, più precisamente il 29 novembre 2022, il Comune ha pubblicato l’avviso pubblico per la progettazione, la costruzione e la successiva gestione dell’impianto di cremazione, con la proposta progettuale che dovrà pervenire entro il prossimo 27 gennaio. Per scongiurare le perplessità di alcuni cittadini cosa è tenuto a fare il gestore dell’impianto?

«Il gestore dell’impianto, oltre a quanto già previsto dalle norme, sarà tenuto a redigere un rapporto giornaliero di verifiche impiantistiche, manutenzioni effettuate, eventuali malfunzionamenti e così via. Lo stesso rapporto dovrà contenere poi il tipo di cremazioni effettuate dal forno, l’ora di inizio dell’attività di cremazione, la temperatura del forno all’introduzione del feretro, la quantità e la tipologia di reagenti usati per neutralizzare i gas acidi o per assorbire composti tossici nel trattamento dei fumi, in funzione del numero di cremazioni effettuate. Inoltre, si dovrà redigere un rapporto settimanale di avanzamento delle attività, dei controlli effettuati, della programmazione delle attività per la settimana successiva, sulla verifica dell’attuazione del piano di monitoraggio ambientale, sulla verifica dell’attuazione piano di manutenzione con indicazione delle manutenzioni ordinarie e straordinarie effettuate e la relativa descrizione degli interventi con particolare riferimento alle manutenzioni effettuate sui sistemi di abbattimento e sui sistemi ausiliari».

Quale sarà, invece, il ruolo del Comune?

«L’amministrazione si impegnerà a favorire l’attuazione di diversi adempimenti. Sarà richiesto all’azienda fornitrice dell’impianto di cremazione una puntuale procedura di manutenzione preventiva ordinaria e straordinaria finalizzata ad ottimizzare il funzionamento degli analizzatori di gas di cui gli organi di vigilanza ne terranno conto durante i vari controlli effettuati; l’installazione delle migliori tecnologie disponibili per la riduzione delle emissioni, in particolare di diossine e mercurio; l’effettuazione di un accurato studio diffusionale di ricaduta delle emissioni, per verificare l’estensione delle aree maggiormente interessate; la ricerca di diossine e mercurio in campioni di terreno e vegetali nell’area individuata per la realizzazione, prima della entrata in esercizio del forno crematorio».

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