Dopo l’anteprima live a Lecce, DE.STRADIS prosegue il percorso di presentazione dal vivo di “Appartengo al mare”, il suo disco d’esordio pubblicato lo scorso 9 gennaio, accompagnato dal suggestivo videoclip girato da Stefano Tamborino a Torre Specchia (LE), con De.Stradis e Filippo Bubbico al pianoforte. Un lavoro che segna un momento di piena maturità artistica e personale per il cantautore pugliese, impegnato in una serie di concerti tra set in solo e date in full band.

Formatosi al Conservatorio di Bologna, De.Stradis ha costruito negli anni un percorso solido e coerente, maturando un’importante esperienza live in Italia e in Europa. Finalista di Musicultura 2024 con il brano “Quadri d’autore”, collabora da oltre dieci anni con il polistrumentista, autore e produttore Filippo Bubbico, figura centrale nella definizione di un sound che unisce tradizione cantautorale italiana e influenze internazionali, spaziando dall’R&B al soul, dal jazz al pop.
“Appartengo al mare” è un album di undici tracce nate da due anni di crescita e riflessione, durante i quali l’artista ha sentito l’esigenza di approfondire il proprio linguaggio creativo e di restituire una visione più autentica e collettiva del suo mondo.

Da dove nasce il nome del titolo “Appartengo al mare” ?
Il titolo nasce dalla title track e, man mano che la scrittura del disco prendeva forma, ho capito che rappresentava anche la sintesi di tutto ciò che stavo esplorando.
Nel mio primo lavoro avevo parlato molto di me e del mio vissuto; questa volta sentivo il bisogno di fare un passo indietro, di allontanarmi dal centro per raccontare chi mi sta attorno: la comunità di persone a cui sono legato, il loro modo di vedere il mondo, le loro paure.
Molti brani nascono da chiacchierate con amici. Per metabolizzarle, il mio modo migliore era nuotare: al mare di casa mia o in piscina. La ripetizione del gesto nel nuoto è sempre stata per me un atto meditativo.
Il mare, inoltre, è l’elemento in cui mi sento meno goffo e più libero. Per questo sento di appartenere al mare, sia come luogo reale sia come metafora della comunità in cui sono immerso.

“Appartengo al mare” è il tuo disco d’esordio: che significato ha per te arrivare a questo primo album dopo un percorso così lungo di formazione e live?
Sento che questo è un momento importante, anche se non so ancora a cosa porterà. Ho però la sensazione di aver compreso più a fondo chi sono e cosa posso dare agli altri di più autentico e bello.
Per arrivarci è stato fondamentale studiare e lavorare con le band, cercando nella scrittura musicale mentre attraversavo tour molto diversi, tra palchi pieni e palchi vuoti. Successivamente, prendere in mano questo progetto in prima persona è stato estremamente responsabilizzante e formativo: mi ha costretto a mettermi in discussione e a interrogarmi su cosa fossi io, artisticamente e umanamente.
In parallelo, in tutti questi anni ho affiancato alla vita artistica l’insegnamento del canto. Non solo come mezzo di sostentamento, ma come studio profondo dell’altro, che mi ha reso più sensibile ed empatico. Senza tutti questi tasselli, non sarei la persona che ha scritto questo disco.
Nel disco convivono sonorità cantautorali, elettroniche e sperimentali. Come hai lavorato sull’equilibrio tra ricerca interiore e attenzione ai temi sociali?
I brani più elettronici hanno virato in modo spontaneo verso tematiche più interiori, mentre quelli più suonati e acustici tendono ad affrontare aspetti più sociali. In ogni brano convivono entrambe le dimensioni, ma con pesi diversi, come ho descritto.
Tengo molto al fatto che il disco venga ascoltato in ordine. Credo che, fatta eccezione per l’intro, il percorso si muova dal momento più acustico e sociale, rappresentato da “Appartengo al mare”, fino a quello più esistenziale ed elettronico di “non mi capisco”. Questo ordine dà al disco una maggiore intelligibilità e ne accompagna meglio la comprensione emotiva.

La collaborazione con Filippo Bubbico salentino doc e figlio di grandi Maestri, dura da oltre dieci anni ed è figura importante in questo progetto. In che modo il vostro dialogo artistico ha contribuito a definire l’identità sonora di “Appartengo al mare”?
Filippo è prima di tutto un amico, e lavorare con gli amici è sempre qualcosa di speciale. Se poi aggiungi il fatto che siamo cresciuti con gli stessi riferimenti musicali e di vita, e che entrambi siamo persone aperte al dialogo, puoi capire perché per me sia stata una grande sicurezza.
In questo disco sono arrivato con molte idee già chiare in fase di preproduzione: il lavoro vero è stato sulla ricerca del suono. Abbiamo passato un mese interamente dedicato all’esplorazione, cercando di capire come approcciarci a ogni registrazione, dando priorità alla sintesi e a un suono molto acustico e analogico, anche attraverso la registrazione su nastro.
Poter concentrare tutte le nostre energie su questo progetto per così tanto tempo ha dato uno spessore che, secondo me, mancava alle composizioni. Sono davvero orgoglioso di come ci siamo messi alla prova.

Dopo esperienze importanti come Musicultura 2024 e l’uscita di questo disco, che direzione immagini per il tuo futuro artistico continuità, trasformazione o nuove esplorazioni?
Per ora voglio semplicemente godermi questo disco, suonarlo tanto. Come dicevo, esplorare il senso di comunità credo che lo abbia rafforzato, e voglio continuare su questa strada: ripartire per costruire qualcosa di nuovo insieme agli altri.
Può essere un altro disco, ma anche progetti diversi, idee, iniziative di ogni tipo. Voglio restare aperto a tutto ciò che mi dà piacere e senso.
Sento anche il bisogno di un momento di pausa e riflessione, per metabolizzare questo periodo così intenso.
A tutti i nostri ospiti alla fine dell’intervista chiediamo qual’è il tuo posto del cuore in Salento?
Con un titolo così, è facile immaginarlo. Si tratta del mare di casa mia: la Salina dei Monaci.
Per me è semplicemente il mare più bello del mondo.