Cosa Resta, Torino-Lecce

Una fase inoffensiva ormai cronica, un cambiare per non cambiare che inizia a stufare ed la consapevolezza che, al di là di tutto, te quistu passa.
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Se gennaio era terribile per gli scontri impossibili, febbraio rischia di diventarlo perché, di questo passo, impossibili diventano tutti.

Questo, e qualcos’altro, restano di Torino-Lecce

Fase inoffensiva

L’anno scorso Giampaolo salvò il Lecce con il peggior attacco del campionato.

Eppure c’era Krstovic che, da solo, ne fece 11.

Oggi sono rimasti (quasi) tutti, tranne lui. E il risultato si vede.

Perché tra nuovi acquisti estivi e freschi innestii invernali, il saldo non cambia: basta un gol agli avversari per portarsi a casa gioco, partita e 3 punti.

È già la terza sconfitta per 1 a 0 nelle ultime 4 partite.

Ed il bello è che ci si prova pure, con oltre il 70% di possesso palla nell’ultimo quarto d’ora in fase offensiva contro il Torino.

Il problema è tutto lì, in quella fase. Una fase, inoffensiva.

Purchè non cambi

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi” scriveva Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo.

Difra dev’essere un suo grande fan.

Si perché nelle ultime uscite, oltre che negli enormi limiti già presenti in questa squadra, il problema è stato nelle “sfortunate” letture della partita da parte del mister ex Roma.

Ieri, ad esempio, tirar via Gandelman, unico in grado di vincere i contrasti e di creare qualcosa sulla trequarti, per “accentrare” mister 1 anno senza bonus Pierotti, è sembrata una scelta alquanto infelice.

Contro il Parma N’dri centravanti, e tante altre ancora.

Perché va bene il materiale a disposizione, ma i cambi “ruolo per ruolo” quando c’è una partita da recuperare, gli Ngom per Ramadani all’85esimo, per favore, Difra, anche no.

Perché così la sensazione è si voglia fare di tutto.

Cambiando tutto, purché non cambi.

Te quistu passa

È inutile recriminare su ciò che sarebbe potuto essere e non è stato.

La realtà è questa, e questa rimarrà fino a giugno.

Le avversarie si rinforzano con gente che da qui, prima o dopo, è partita.

Le avversarie, anche quelle che appaiono più disastrate, hanno pensato di essere migliorabili.

Hanno fatto mercato per tentare di lottare fino in fondo e vendere cara la pelle.

Il Lecce ha scelto un’altra linea, perché il Lecce è difficilmente migliorabile.

E magari hanno ragione loro, magari è davvero così e non ce ne accorgiamo.

Nel frattempo, non possiamo far altro che metterci la voglia e l’energia dei 1700 cuori giallorossi che ieri, da soli, hanno gasato più di tutti gli strepitosi tesserati in campo.

Ma è inutile recriminare, non ci resta che sperare.

Te quistu passa.

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