Dalla doppia sfida di San Siro esce un Lecce compatto, con personalità ma con le solite, enormi, lacune offensive.
Questo, e qualcos’altro, Resta di Milan-Lecce.
La prova del 9
Qualora ce ne fosse bisogno, questo copia e incolla del primo atto milanese conferma la legge più antica del calcio, quella del 9.
Due partite identiche, due Lecce convincenti dalla cintola in giù, in grado di gestire con personalità le pressioni avversarie senza mai crollare davvero.
Poi entrano gli attaccanti boa, quelli fisici, quelli che il calcio moderno voleva accantonare ai tempi dei falso nueve e del tiki taka.
Le punte pesanti, i Pio Esposito ed i Füllkrug, brutti, sporchi, cattivi e tremendamente efficaci.
Giusto a confermare la legge del gol con il metodo più importante.
La prova del 9.

Luci a San Siro
A volerle trovare, in queste due serate, di luci ce ne sarebbero pure.
Nel Siebert riscoperto buon totolare, nel Ndaba sempre più utile, nel Gandelman che sembra poter dare finalmente quella quota Tabanelli che mancava da anni alla mediana.
Bastano? Forse no.
Convince l’atteggiamento, la tenuta, lo spirito di sacrificio e la serenità nella gestione dei momenti di critici.
È poco? Si vedrà.
Intanto, godiamoci almeno queste flebili, fiochissime
Luci a San Siro.
Tirare per credere
Pare che per vincere una partita, o almeno per provare a far punti, sia indispensabile gonfiare la rete avversaria.
Occorre, per lo meno, indirizzare verso il portiere altrui conclusioni che possano impensierirlo, fino a centrare quella giusta, in grado di passargli oltre.
Senza diventa davvero dura.
Colpisce, fino ad un certo punto, il fatto che cambiando l’ordine degli uomini a disposizione il risultato non cambi.
In questo momento nessuno degli avanti del Lecce è in grado di garantire, se non la quota gol, almeno quella che garantisca una certa pericolosità.
E così diventa davvero complicato, soprattutto perché le altre corrono e la Fiorentina, come previsto, fa un altro sport.
Non c’è altra strada.
Tirare per credere.