Cosa Resta, Lecce-Udinese

Una partita per vincere e convincere, con un altro palo che stava per rovinare tutto ed un 19 che non poteva che portare fortuna

Una partita che lascia, soprattutto, un “finalmente”, pensato ed urlato a squarciagola da tutto il popolo giallorosso.

Questo, e qualcos’altro, restano di Lecce-Udinese.

Vincere e convincere

Al culmine di una delle settimane più chiacchericce dell’anno, guadagnare i 3 punti non bastava mica.

Serviva una prestazione maiuscola, servivano le prove che quanto affermato dalla società e dall’area tecnica fosse vero.

Occorreva che la squadra tirasse fuori l’orgoglio e dimostrasse, una volta per tutte, di avere davvero tutte le carte in regola per giocarsi un nuovo sogno fino a fine stagione.

Certo, una rondine non fa primavera, soprattutto quando siamo ancora a inizio febbraio.

Ma il Lecce ha fatto, contro l’Udinese, esattamente quello che doveva fare.

Vincere e convincere

Basta pali

In una squadra che, di per sé, fatica dannatamente ad incidere nei pressi della rete avversaria, c’è un dato che inizia a diventare preoccupante.

Contro l’Udinese è arrivato, con Gandelman, il terzo palo consecutivo nelle ultime 3 uscite.

Certo, 15 gol fatti in 24 uscite non sono un granchè, ma se ogni volta tra il Lecce e la rete si frappongono i montanti la situazione non può certo migliorare.

Una traversa, per la precisione, che ha rischiato di lasciar lì altri punti, come avvenuto contro Lazio e Torino.

Per fortuna, stavolta, ci ha pensato Pippi Banda a fare giustizia.

Si, però, please. Basta pali.

19/19

Quando il fato è ispirato, riesce a disegnare scenari che l’uomo non potrebbe nemmeno lontanamente immaginare.

Nel periodo più buio, in una fase del campionato in cui il Lecce doveva per forza trovare una svolta, il destino ha scritto una pagina che di coincidenza ha ben poco.

Si perché, a guardare il 19 che ieri ha deciso Lecce-Udinese, quello di Pippi Lameck Banda, c’era in tribuna il 19 più importante della storia giallorossa.

Un ritorno sugli spalti dopo anni, per benedire con la sua aura una punizione dal limite simile a quelle che, dal campo, spesso scaraventava in porta.

Un esito già scritto, se tra gli spettatori c’era anche il 19 eterno di Javier Ernesto Chevanton.

Ed è così che storia è fatta e rifatta.

19/19

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