Cosa Resta di Lecce-Milan

Un pareggio che lascia l’amaro in bocca. Ma non solo: scopriamolo insieme nel Cosa Resta di Lecce-Milan

Quando un 2-2 del Lecce contro i Campioni d’Italia in carica lascia un po’ d’amarezza vuol dire che davvero questi ragazzi stanno andando oltre. Oltre ogni più rosea aspettativa. L’amarezza, certo, ma resta anche qualcos’altro.  Vediamo cosa.

Sesto senso

Sesto, come il numero di risultati utili consecutivi che questo pareggio contribuisce ad inanellare. Un pareggio che, a fine partita, sta addirittura stretto per com’è maturato. Perché una squadra che in 30 minuti produce 4 occasioni nitide contro il Milan e ne capitalizza “solo” 2 forse meritava addirittura di più. Non che sia nostra intenzione recriminare contro chissà quale fato o Dio del calcio, anche perché, in un passato che tutti ricordiamo bene, non bastò nemmeno un primo tempo chiuso 3-0 per abbattere i campioni in carica rossoneri. Un passato che, alla fine del primo tempo di ieri, è balzato immediatamente nella testa di tutti, come una spada di Damocle pronta a scagliarsi sul Via Del Mare e scrivere un copione che sembrava già scritto. Ma questa volta no, nell’aria c’era qualcosa di diverso. Anzi, in campo c’era qualcosa di diverso: un’altra squadra, altri ragazzi, un’altra atmosfera. Che davano emozioni differenti, positive, che spingevano in senso avverso a ciò che il destino sembrava aver segnato. Chiamatele sensazioni, oppure, chiamatelo sesto senso.

L’amaro in bocca

Si, diciamolo pure. Senza paura di essere presuntuosi, senza timore di apparire folli e spregiudicati. Questa partita lascia soprattutto l’amaro in bocca. Perché sembrava davvero esserci tutto per scrivere una pagina ancor più storica per la storia di questa squadra. I 30 minuti d’avvio, più del match in generale, nella storia ci rimarranno comunque, se non altro in quella di chi li ha vissuti attimo dopo attimo sugli scalini di uno stadio festante. Ma nel secondo tempo la realtà è venuta fuori in tutta la sua schiettezza, a ricordare che contro i Campioni non si può mai abbassare la guardia e, anzi, bisogna puntare il fioretto anche quando sembrano a terra sfiniti pronti ad arrendersi. Il punto è che poi, alla fine, un punto è oro in una corsa salvezza in cui ogni mattoncino farà la differenza. Vediamola così, magari riusciamo a digerirla meglio. Come quando dobbiamo concludere un pasto abbondante e cerchiamo un digestivo ghiacciato che sugelli, definitivamente, il momento di ingordigia. L’amaro in bocca.

Il Lecce in campo

Core presciatu

Dopo la partita, fuori dallo stadio, il rammarico serpeggiava su volti che, tuttavia, si esprimevano con occhi colmi di orgoglio e grandi emozioni. Perché un match del genere, dove il nostro Davide ha messo alle corde più e più volte Golia fino a stringergli la mano e decidere che, in fondo, andava bene anche così, lascia anche tanta, tanta gratitudine e soddisfazione. Per una squadra che va oltre, che non si arrende mai, che sa vivere appieno, tutta insieme, i momenti di esaltazione e quelli di sofferenza, con ragazzi che si fiondano in attacco e così come ripiegano in difesa, che si coprono l’uno col l’altro, che pressano alto e difendono a muso duro.

Una squadra che lascia, ad ogni fine partita, un cuore pieno d’orgoglio per ciò che è riuscita a fare in campo.

Un cuore colmo di gioia.

Come si dice a Lecce, nu core presciatu.

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