Cosa resta di Lecce – Lazio

Dopo 54 giorni c’era un’attesa tale che, alle 14:30, ben due ore prima della partita, gli spalti del Via Del Mare erano già ben popolati e festanti. La squadra non si è fatta prendere dall’ansia e, anzi, ci ha fatto uno dei più bei regali di questo inizio anno. Vediamo Cosa Resta della vittoria del Lecce sulla Lazio.

Il potere di far fallire le feste

Sembra che a volte i capi del calcio vogliano sentirsi un po’ Jack Gambardella ed esercitare il loro sommo ed immenso potere di far fallire una delle feste più belle e conosciute del mondo, quella del calcio. Ci hanno provato fino in fondo, stavolta, organizzando un Mondiale a Dicembre ed una pausa che alla fine ha rovinato anche le Feste comandate, fatta com’era di smania di tornare a vedere i propri beniamini e le proprie squadre del cuore. Hanno provato a sabotare anche il Lecce, sul più bello, premendo il tasto stop proprio nel momento in cui la squadra di Baroni stava crescendo e dopo due vittorie consecutive sembrava lanciata in una corsa tranquilla verso il suo traguardo. Ci hanno provato, ma non ci sono riusciti, visto che il calcio è tornato alla grande e con esso il Lecce, voglioso di regalare a 26mila cuori festanti la fetta di pandoro più dolce, stappando la bottiglia dell’entusiasmo con un 2-1 alla Lazio. Perché poi, alla fine, è meglio tenerselo per sé, il potere di far fallire le feste. Si, ma quelle degli altri.

I giallorossi in festa dopo il goal contro la Lazio al Via del Mare

Un campione è per sempre

Non basta celebrare una nuova rassegna iridata per cancellare chi è stato campione in quella precedente. Perché il campione si vede dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantastia, come canta De Gregori, e dalla sua inesauribile voglia di portare in giro per il Mondo l’esempio di cosa significhi esserlo. Samuel Umtiti, ad esempio, da quando è venuto a Lecce è ancora più campione. D’umiltà per essere venuto, di costanza per la voglia che ci mette, di altruismo per come aiuta i compagni e sbroglia anche le situazioni più complicate. Un Campione che ieri ha deciso di sfoderare, al di là della sontuosa prestazione, anche la tempra e la classe di chi non si abbassa a certi livelli, non si fa trascinare nel basso del becero ma, anzi, condanna dando il meglio e facendo di ciò che contestano il suo punto di forza. Perché Samuel Umtiti è Campione del Mondo dentro, non gli serve una medaglia al collo. Perché un campione, in fondo, è come un diamante. Un Campione è per sempre.

Il difensore giallorosso Samuel Umtiti

La vittoria più dolce

Nel dialetto salentino, curiosamente, la parola dolce si traduce con l’idolo di una fetta di società italiana un po’ nostalgica, ma quasi paleozoica, rappresentata ieri al Via del Mare. Un gruppo di persone che di “dolce” non ne ha mai abbastanza, neanche dopo l’abbuffata delle feste e i consigli della dietologa su quanto un abuso faccia male. Gente che, per amore del “dolce”, pensa di poter rovinare una festa dello sport, della vita, della civiltà in cui, in fondo, il vero dolce sta nella sua essenza stessa di lealtà, fratellanza e rispetto e che niente e nessuno può permettersi di inquinare. In questi casi, pare che la risposta migliore sia ignorare il tutto. Oppure no, lo si può sottolineare in maniera più subdola, fine ed umiliante sommergendolo esattamente di ciò che più odia, con una grande prestazione sul campo, con un coro di sostegno urlato dagli spalti, con un gesto a fine partita che sa di resa di fronte alla superiorità dell’avversario. Perché alla fine, diceva qualcuno, il segreto per cambiare il mondo sta nel buon esempio. E l’esempio di civilta che hanno dato ieri il Lecce ed il Via del Mare è stato una grande vittoria. La vittoria più bella, la vittoria più dolce.

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