Cosa Resta di Lecce – Juventus

Capitan Hjulmand a colloquio con l’arbitro

Le sconfitte bruciano, bruciano tanto, sempre. Ma anche dopo un rogo rimane la cenere. Resta sempre qualcosa. Vediamo cosa, di Lecce- Juventus.

  1. La fase difensiva

Intesa come “complesso delle azioni poste in atte a proteggersi dagli attacchi avversi”. Ecco, questo il Lecce lo fa abbastanza bene. Doveva essere il punto debole, storicamente in serie A lo è sempre stato, ma questa volta no, o almeno finora. A pochi giorni dalla chiusura del mercato il direttore Corvino lamentava la rarità di marcatori. Beh, li ha trovati, e pure buoni. Nel complesso, soprattutto nel primo tempo, il Lecce è grintoso, aggressivo, concentrato, lascia davvero poco spazio alla tecnica bianconera e tiene bene sul piano dell’agonismo. Il problema cercatelo altrove, non qui.  In difesa tutti bene.

  • E’ tempo di cambiare area

No, non è una battuta sul nome dell’autore del gol che ha deciso il match. Il discorso è che schiacciati, bassi, stretti nella nostra area possiamo solo difenderci. Ma per vincere bisogna riempire pure l’altra area. Quella dove serve stare per tirare in porta, per offendere, per decidere il proprio destino. Anche i castelli avevano torri altissime, fossati, mura forti. Ma dentro le mura, dalle piccole feritoie, sparavano forte i cannoni. Perché difendersi solamente non basta, bisogna anche colpire l’avversario. Con precisione, caparbietà, un pizzico di follia e astuzia. Cambiare area, finora si è fatto troppo poco.

Foto di Michel Caputo per Salento News
  • C’è tanto da lavorare

In un periodo di grande disoccupazione, qualcuno a questa frase potrebbe gioire. I tifosi del Lecce, almeno dal punto di vista sportivo, un po’ meno. Se non altro perché la stanno sentendo, continuamente, da inizio stagione. Abbiamo capito, ok, lo sappiamo. Ma ogni lavoro chiede i suoi frutti. Quelli del Lecce sono un po’ acerbi, ma l’inverno sta arrivando ed è tempo di tirar via il raccolto, se non si vuole che vada a male. E’ tempo di vedere miglioramenti concreti di partita in partita, di vincere qualche partita sporca, di sfruttare con malizia l’incoscienza di questi ragazzi per farla fruttare al meglio. Si, c’è tanto da lavorare. Ma si lavora sempre per un obiettivo. Bisogna iniziare a raccoglierlo, presto.

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