Corvino: «Conte doveva finire la carriera a Lecce, avevamo firmato. Il suo Napoli da scudetto»

Pantaleo Corvino torna a parlare di Antonio Conte e lo fa con parole che sanno di rivelazione e di orgoglio. Il responsabile dell’area tecnica del Lecce, intervistato da Il Mattino in vista della sfida di campionato contro il Napoli, ha raccontato un retroscena poco noto sugli inizi dell’attuale tecnico azzurro.

Fu proprio Corvino, infatti, a intravedere per primo il talento di Conte quando era appena un ragazzino alla Gioventù Vernole. Un’intuizione che, però, rischiò di sfumare per un episodio che il dirigente salentino ricorda ancora oggi con amarezza.

Aveva 13 anni, non so neppure io come convinsi il padre Cosimino a dirmi sì”, racconta Corvino. “Temeva che studiasse di meno. Poi però, nonostante la fatica, tutto andò all’aria. Colpa di un mio collaboratore: avevo mio padre in ospedale e gli chiesi di andare a prenderlo con il pulmino a Lecce. Lo lasciò a piedi perché non c’era posto a bordo. Il padre non mi perdonò quello sgarbo”.

Un retroscena che mostra quanto sottili possano essere i confini tra un talento scoperto e un’occasione persa nel calcio giovanile.

Corvino ha poi raccontato un altro episodio legato a Conte, questa volta molti anni dopo, quando il tecnico aveva già raggiunto la notorietà internazionale. “Avevamo firmato a Milano il contratto, lui dava quasi tutto l’ingaggio in beneficenza. Ma il tempo di atterrare in Argentina e mi arrivò il suo messaggio di rinuncia dopo una contestazione di un gruppo di tifosi”.

Infine, il dirigente del Lecce ha espresso la sua opinione sul lavoro che Conte sta portando avanti al Napoli. E il giudizio è tutt’altro che banale.

Considerando l’infinita serie di infortuni ed episodi sfortunati, questo terzo posto vale lo scudetto”, afferma Corvino. “E, da uomo del Sud, vincere qui è più difficile che altrove”.

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