Esce il 22 aprile “Deperita”, il nuovo singolo di Artefatta, che insieme al brano “FreddissiMAlinconia” anticipa il suo primo lavoro discografico atteso nel corso del 2026. Il progetto nasce a Lecce dalla collaborazione con Giacomo Greco (Inude) e Pierluigi Conte (Eropi), esplorando i confini dell’alternative pop con contaminazioni elettroniche, hyper-pop, UK garage, jangle elettronica, drum and bass e techno.

Dietro il progetto Artefatta si cela la cantautrice alt-pop Francesca Marchetti, che costruisce un immaginario sonoro sospeso tra alternative pop, elettronica e suggestioni club-oriented. Nato tra Lecce e una dimensione artistica fortemente identitaria, il progetto si è fatto notare con l’esordio discografico “FreddissiMAlinconia”, pubblicato il 5 dicembre 2025, e con il debutto live al Fuck Normality.
“Deperita”, già presentato in anteprima dal vivo all’Ultra Cromo, segna un ulteriore passo nel percorso dell’artista. Il singolo è prodotto da Giacomo Greco e conferma una ricerca sonora stratificata, attraversata da influenze che spaziano dall’hyper-pop all’UK garage, mantenendo una costante tensione tra impulso emotivo e costruzione formale.

Al centro del brano, una potente metafora vegetale attraverso cui Artefatta racconta una condizione di dipendenza e consumo interiore. Foglie, radici, potature e fertilizzanti diventano elementi narrativi di un lessico botanico che si ribalta ciò che dovrebbe nutrire e far crescere si trasforma in controllo, impoverimento e progressiva perdita di vitalità. Il nutrimento diventa veleno, la cura si fa gestione, la crescita si trasforma in mutilazione.
“Deperita” non racconta una rottura improvvisa, ma un lento processo di logoramento: una sopravvivenza fragile, sostenuta artificialmente da ciò che, paradossalmente, consuma. In questo scenario, il “mondo elettrico” sotterraneo diventa simbolo di instabilità e assenza di radici, mentre emerge il desiderio di restare anche quando il terreno non è più fertile.
Artefatta racconta: “Con Deperita ho voluto raccontare quella condizione in cui si continua a vivere dentro un ambiente o una relazione che ti tiene in piedi, ma allo stesso tempo ti impoverisce. Mi interessava lavorare sull’immagine della pianta perché contiene insieme fragilità, dipendenza, trasformazione e resistenza. Anche nel testo ho cercato di seguire questo movimento: usare parole legate alla cura e alla crescita per mostrarne il lato ambiguo, fino a far emergere il confine sottile tra ciò che nutre e ciò che consuma.”
Con “Deperita”, Artefatta riflette così sulla fragilità della sopravvivenza dentro ecosistemi tossici, dove restare può significare lentamente deperire, e dove la possibilità di rinascere passa prima di tutto dal riconoscimento di ciò che davvero nutre.